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domenica 10 gennaio 2010

Jorge Luis Borges - Istanti

Se io potessi vivere un'altra volta la mia vita

nella prossima cercherei di fare più errori

non cercherei di essere tanto perfetto,

mi negherei di più,

sarei meno serio di quanto sono stato,

difatti prenderei pochissime cose sul serio.

Sarei meno igienico,

correrei più rischi,

farei più viaggi,

guarderei più tramonti,

salirei più montagne,

nuoterei più fiumi,

andrei in posti dove mai sono andato,

mangerei più gelati e meno fave,

avrei più problemi reali e meno immaginari.

Io sono stato una di quelle persone che ha vissuto sensatamente

e precisamente ogni minuto della sua vita;

certo che ho avuto momenti di gioia

ma se potessi tornare indietro cercherei di avere soltanto buoni momenti.

Nel caso non lo sappiate, di quello è fatta la vita,

solo di momenti, non ti perdere l'oggi.

Io ero uno di quelli che mai andava in nessun posto senza un termometro,

una borsa d'acqua calda, un ombrello e un paracadute;

se potessi vivere di nuovo comincerei ad andare scalzo all'inizio della primavera

e continuerei così fino alla fine dell'autunno.

Farei più giri nella carrozzella,

guarderei più albe e giocherei di più con i bambini,

se avessi un'altra volta la vita davanti.

Ma guardate, ho 85 anni e so che sto morendo.

giovedì 26 novembre 2009

Song of Childhood - Peter Handke (Der Himmel über Berlin)

When the child was a child

It walked with its arms swinging,
wanted the brook to be a river,
the river to be a torrent,
and this puddle to be the sea.

When the child was a child,
it didn’t know that it was a child,
everything was soulful,
and all souls were one.

When the child was a child,
it had no opinion about anything,
had no habits,
it often sat cross-legged,
took off running,
had a cowlick in its hair,
and made no faces when photographed.

When the child was a child,
It was the time for these questions:
Why am I me, and why not you?
Why am I here, and why not there?
When did time begin, and where does space end?
Is life under the sun not just a dream?
Is what I see and hear and smell
not just an illusion of a world before the world?
Given the facts of evil and people.
does evil really exist?
How can it be that I, who I am,
didn’t exist before I came to be,
and that, someday, I, who I am,
will no longer be who I am?

When the child was a child,
It choked on spinach, on peas, on rice pudding,
and on steamed cauliflower,
and eats all of those now, and not just because it has to.

When the child was a child,
it awoke once in a strange bed,
and now does so again and again.
Many people, then, seemed beautiful,
and now only a few do, by sheer luck.

It had visualized a clear image of Paradise,
and now can at most guess,
could not conceive of nothingness,
and shudders today at the thought.

When the child was a child,
It played with enthusiasm,
and, now, has just as much excitement as then,
but only when it concerns its work.

When the child was a child,
It was enough for it to eat an apple, … bread,
And so it is even now.

When the child was a child,
Berries filled its hand as only berries do,
and do even now,
Fresh walnuts made its tongue raw,
and do even now,
it had, on every mountaintop,
the longing for a higher mountain yet,
and in every city,
the longing for an even greater city,
and that is still so,
It reached for cherries in topmost branches of trees
with an elation it still has today,
has a shyness in front of strangers,
and has that even now.
It awaited the first snow,
And waits that way even now.

When the child was a child,
It threw a stick like a lance against a tree,
And it quivers there still today.

martedì 5 maggio 2009

"L'ARTE DI VIVERE" DI ERICH FROMM

Solo quando prova interesse per cio' che crea l'uomo e' felice, sente confermata la propria forza ed e' capace di esprimerla, non e' piu' isolato, avverte un legame con il mondo e perde la sensazione di impotenza. Allora egli e' capace di amare le cose, di amare il suo lavoro e di amare gli uomini. Se invece e' solo un minuscolo ingranaggio di una macchina, se non fa altro che eseguire un qualche ordine -e anche se per questo viene ben pagato le cose non cambiano affatto, se non e' investito di alcuna responsabilita' reale, se non e' capace di mostrare alcun interesse, perche'  per lui non c'e' proprio nulla di interessante da fare, allora si annoia.
L'uomo che soffre di noia non e' in grado di sopportarla. Egli cerca di compensarla attraverso il consumo. Va in giro in auto, beve, intraprende una serie di attivita' per "trascorrere" in qualche modo le due, tre ore spensierate in cui non deve lavorare in azienda. Certo, le sue macchine gli fanno guadagnare del tempo, di cui pero' non sa che fare. Si sente confuso, e cerca di ammazzare in modo decoroso il tempo guadagnato. Gran parte della nostra industria del divertimento, delle nostre feste e dell'organizzazione del tempo libero altro non sono che un tentativo di elidere decorosamente la noia dell'attesa

martedì 3 marzo 2009

Pale Blue Dot - Carl Sagan,1994



"Guardate ancora quel puntino. E' qui. E' casa. E' noi. Su di esso, tutti quelli che amate, tutti quelli
di cui avete mai sentito parlare, ogni essere umano che sia mai esistito, hanno vissuto la propria
vita. L'insieme delle nostre gioie e dolori, migliaia di religioni, ideologie e dottrine economiche,
così sicure di sè, ogni cacciatore e raccoglitore, ogni eroe e codardo, ogni creatore e distruttore di
civiltà, ogni re e suddito, ogni giovane coppia innamorata, ogni madre e padre, figlio speranzoso,
inventore ed esploratore, ogni predicatore di moralità, ogni politico corrotto, ogni "superstar", ogni
"comandante supremo", ogni santo e peccatore nella storia della nostra specie è vissuto lì - su un
granello di polvere sospeso dentro ad un raggio di sole. La Terra è un piccolissimo palco in una
vasta arena cosmica. Pensate ai fiumi di sangue versati da tutti quei generali e imperatori affinchè,
nella gloria ed il trionfo, potessero diventare i signori momentanei di una frazione di un punto.
Pensate alle crudeltà senza fine impartite dagli abitanti di un angolo di questo pixel agli abitanti
scarsamente distinguibili di qualche altro angolo, quanto frequenti i loro malintesi, quanto smaniosi
di uccidersi a vicenda, quanto ferventi i loro odii.
Le nostre ostentazioni, la nostra immaginaria autostima, l'illusione che abbiamo una qualche
posizione privilegiata nell'Universo, sono messe in discussione da questo punto di luce pallida. Il
nostro pianeta è un granellino solitario nel grande, avvolgente buio cosmico. Nella nostra oscurità,
in tutta questa vastitudine, non c'è nessun'indicazione che possa giungere aiuto da qualche altra
parte per salvarci da noi stessi.
La Terra è l'unico mondo conosciuto che possa ospitare la vita. Non c'è nessun altro posto, per lo
meno nel futuro prossimo, dove la nostra specie possa migrare. Visitare, sì. Abitare, non ancora.
Che vi piaccia o meno, per il momento la Terra è dove ci giochiamo le nostre carte.
E' stato detto che l'astronomia è un'esperienza di umiltà e che forma il carattere. Non c'è forse
migliore dimostrazione della follia delle vanità umane che questa distante immagine del nostro
minuscolo mondo. Per me, sottolinea la nostra responsabilita di occuparci più gentilmente l'uno
dell'altro, e di preservare e proteggere il pallido punto blu, l'unica casa che abbiamo mai
conosciuto."

venerdì 20 febbraio 2009

Un tramonto inaspettato

Chiuso nella biblioteca del dipartimento di matematica osservavo il tramonto attraverso la finestra.
Nostalgia di ieri.

Ieri era previsto un allenamento col buon Marco fino al Salto del Cane (Tarderia).
L'amore per la bici di Marco lo ha spinto fino a quando l'imbottimento di antibiotici ha prevalso. Così mi abbandona agli inizi di Tarderia. 


Come per lo scalatore la montagna è più nitida quando vista da lontano, anche per la città secondo me vige la stessa regola. Ho una migliore visione di dove ho passato 21 anni della mia vita che per quanto è stata centrale per me, è nulla confrontata agli innumerevoli mutamenti che ha subito il territorio etneo. Porto ad esempio i numerosi coni avventizi: un giorno non c'erano, il giorno dopo eccoli lì. Un pò come dei brufoli che non vanno via.

Una volta arrivato alla destinazione desiderata e consumato il pranzo, mi copro per effettuare la discesa del ritorno ma...

è così limpido il cielo e così invitante l'Etna. Perchè tornare? 

Le cose che riescono meglio sono quelle non programmate no?
Arrivare al rifugio Sapienza eh?Sono a 1350 metri, dovrei arrivare a 1910 in circa 7 km con freddo in costante aumento e dovrei anche studiare. 
Fanculo, mi spoglio e inizio a pedalare. Colpa anche del Peloso che mi suggerì di leggere Peter Camenzind.

Sento le braccia ingessate e come da regola, le estremità sono quelle che si infreddoliscono prima.
Anche se mi sono più utili in questo momento mani, piedi e testa, continuamente controllo la sensibilità dell'estremità mancante nell'elenco.
Non vorrei incontrare un pullman di straniere proprio adesso perchè farei fare una figura di merda a tutti i sicilani!Immagino già: How did you get three balls...?
Vabè...
Inutile dire che qualunque sforzo, qualunque sofferenza, qualunque paura di impotenza è stata ampliamente ricompensata dal colorirsi di rosa dell'Etna al tramonto e dall'accoglienza di un ristoratore che mi ha permesso di cambiarmi al caldo.

Vorrei stare un pò ad ammirare il tramonto e ad ascoltare il silenzio rigoroso del vento ma preferisco accendere il mio faretto ed immergermi dentro i colori dell'imbrunire avvolto dal vento prima che non sia tutto buio.

Non ho mai ricordi netti di ciò che penso quando affronto una discesa. 
Io un pò canto, un pò parlo con me stesso, un pò parlo con quello che c'è attorno. Qualcuno consiglierebbe un bravo psichiatra, ma c'è qualcosa che mi sa di felicità in tutto questo e di pace con il mondo in cui viviamo che spesso consideriamo come essere solo suolo da calpestare e non infinita armonia di creature viventi.

Riporto una poesia che mi ha fatto scoprire Nunzio qualche tempo fa:

Erri De Luca, Considero Valore

Considero valore ogni forma di vita, la neve, la fragola, la mosca. 
Considero valore il regno minerale, l'assemblea delle stelle. 
Considero valore il vino finche' dura il pasto, un sorriso involontario, la stanchezza di chi non si e' risparmiato, due vecchi che si amano. 
Considero valore quello che domani non varra' piu' niente e quello che oggi vale ancora poco. 
Considero valore tutte le ferite. 
Considero valore risparmiare acqua, riparare un paio di scarpe, tacere in tempo, accorrere a un grido, chiedere permesso prima di sedersi, provare gratitudine senza ricordare di che . 
Considero valore sapere in una stanza dov'e' il nord, qual e' il nome del vento che sta asciugando il bucato. 
Considero valore il viaggio del vagabondo, la clausura della monaca, la pazienza del condannato, qualunque colpa sia. 
Considero valore l'uso del verbo amare e l'ipotesi che esista un creatore. 

Molti di questi valori non ho conosciuto.